Vuoi fare una partita a scacchi?

In questi anni ho conosciuto tante famiglie di nazionalità cinese che vivono in Italia: di solito i genitori sono imprenditori e lavorano tutto il giorno, i figli maggiori sono responsabili dei figli minori e della casa, tutti studiano e nel tempo libero guardano serie televisive famose in Cina ma sconosciute in Italia. Spesso invece i più anziani ascoltano vecchie registrazioni di opere e romanzi del loro paese, oppure giocano agli scacchi cinesi (xiàngqí象棋), un passatempo molto comune sia nelle case sia nelle strade cinesi e diffuso in ogni fascia di età.

La parola “xiàngqí象棋” è composta da “elefante” (xiàng  象) e “ scacchi” (qí  棋). Forse il nome è dovuto al fatto che inizialmente i pezzi erano di avorio, o forse è perché gli elefanti, durante la dinastia Han, venivano impiegati nei combattimenti.   

La scacchiera comprende 9 colonne verticali e 10 righe  orizzontali ed è divisa da una fila centrale chiamata «fiume». I pezzi vengono collocati sulle intersezioni: la maggior parte ha nomi diversi da quelli internazionali (imperatore, torre, cannone, consigliere, elefante), mentre il  pedone e il cavallo ci sono anche qui[1].

Conoscere meglio la strategia alla base degli scacchi è illuminante, se si desidera capire il pensiero cinese. A tal proposito, cito testualmente parte del capitolo primo del racconto «Il re degli scacchi» di Acheng, tratto da “La trilogia dei re” (edizione Bompiani).

 

“ … Se il tuo avversario è aggressivo, lo devi affrontare con la morbidezza e contemporaneamente creare la strategia che porta alla vittoria. La morbidezza non significa debolezza, significa contenere, accogliere, racchiudere. Contenendo l’avversario, lo attirerai nella strategia che tu hai creato. E dovrai crearla seguendo il principio del «non agire».

«Non agire» è il Dao[2] e  costituisce la natura immutabile degli scacchi. Prova a cambiarla e non saranno più scacchi. Non solo perderai ma non sarai più capace di giocare. Non si può andare contro la natura degli scacchi, ma per ogni partita dovrai creare la tua strategia vincente. Una volta che avrai compreso la natura degli scacchi e che sarai capace di creare la tua strategia, non ci sarà nulla che tu non possa fare…

La strategia si definisce nei momenti critici. Se nessuno muovesse non ci sarebbe gioco. Se hai a che fare con un avversario di alto livello, sarà difficile mettere in atto la strategia e dovrai subire delle perdite. Lui perderà un pezzo, poi ne perderai uno tu. Per prima cosa dovrai sviare i suoi attacchi e trovare un punto debole dove inchiodarlo. Una volta bloccata la sua strategia dispiegherai la tua. A questo punto non dovrai più preoccuparti di perdere.

La strategia andrà modificata a seconda della situazione. Una strategia ne genera un’altra, una ne intrappola un’altra. Si comincia con una strategia minore che confluisce nella strategia maggiore. Dovranno essere talmente fuse che l’avversario non avrà scampo”.

 

Come abbiamo potuto leggere, negli scacchi emergono due principi fondamentali della cultura cinese: il “non agire” e l’armonia degli opposti.

Inoltre, essi sono in qualche modo uno degli araldi della cultura cinese in Occidente, un modo per abbattere le barriere che ci fanno vedere la Cina come un paese impenetrabile e distante. A tal proposito, è interessante citare uno dei principali promotori di questa idea: David H. Li. Nel 2005, in occasione del nono Campionato del mondo di XiangQI, il Dott. René Gralla lo intervista sul suo libro “La genealogia degli scacchi” (che Li fa risalire alla Cina anziché all’India) e, in generale, sulla sua visione degli scacchi cinesi. Gralla gli fa notare che lo scopo dichiarato nei suoi lavori è far conoscere meglio la cultura cinese fuori dalla Cina. Per fare questo, tuttavia, Li ha scelto di non parlare di teatro, arti figurative o letteratura, ma degli scacchi cinesi, anche se, a detta di Gralla, sono “solo un gioco”. La risposta di Li è illuminante: per i cinesi, gli scacchi non sono “solo un gioco”. In Cina, per essere considerati colti, bisognava (e bisogna) essere versati in quattro ambiti: suonare, giocare a scacchi (o a un gioco da tavola di analoga complessità), calligrafia e pittura. Ecco allora che gli scacchi diventano uno dei fattori di successo dell’atteggiamento cinese: affrontare la complessità del mondo affinando di volta in volta la propria strategia e considerandola una sfida per rafforzare la mente e il carattere.

 

 

Lucia Musso

[1]Se desiderassi imparare come giocare, trovi le regole qui: http://www.pergioco.net/Giochi/GiochiDiTavoliere/xiangQi/Scacchicinesi.pdf

[2] Il Dao, la Via, la realtà e il movimento di tutto ciò che esiste (N.d.T.).

 

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